background

E Intanto Vera Continua a Danzare...

08 Apr 2019 in

Vera Paganin ha 26 anni, un fisico snello e una viva tonalità nella voce.

Ci chiama da New York, nel preciso momento in cui un martello pneumatico inizia a fracassare le mura dell’appartamento di sotto. Lì sono le nove del mattino: “Bene, hanno appena deciso di cominciare i lavori! Qua funziona così, è tutto un lavoro!”

Ci ridiamo un po’ sopra e tra un rumore e l’altro Vera comincia la sua storia.

La premessa: si trova nel posto in cui da tempo desiderava stare a fare quello che da sempre aveva sognato di fare. Non ce lo sta dicendo, lo si percepisce dall’entusiasmo e dal sorriso smorzato che si fa sentire al telefono anche quando non possiamo vedere, quasi come se ci stesse nascondendo una sorpresa.

Nasce e cresce a Milano e fin da piccolissima inizia a studiare danza. Nel 2012 si trova ancora lì, sta frequentando l’ultimo anno del Centro d'Arte Contemporanea Teatro Carcano di Milano; quello che cambia è che incontra e si innamora di una tecnica particolare della danza moderna. La tecnica Graham1, fondata per l’appunto da Marta Graham, da molti considerata la madre della danza moderna. Vera dopo aver scoperto la Graham decide che ballare sarebbe diventata la sua professione. Il suo principale desiderio è quello di approfondire la tecnica e danzarla a livello professionale.

“Avevo da molto tempo questo pallino nella testa, l’unico posto in cui avrei potuto fare questo era New York. La scuola ufficiale Graham e la compagnia di ballo hanno sede lì. Ma non ci credevo più di quel tanto… sapevo che i costi erano onerosi… Ottenuta la maturità, avevo ancora un anno per ultimare l’accademia del Teatro Carcano. Decisi che quell’anno avrei lavorato per cercare di racimolare più soldi possibile per pagare audizioni e provini al fine di ottenere una borsa di studio per andare a New York a fare un corso intensivo. Alcuni dei ballerini provenienti dal Carcano ce l’avevano fatta. Sapevo che sarebbe stato possibile. Difficile, ma possibile.

Durante l’inverno di quell’anno si reca ad un’importante manifestazione di danza che si tiene a Firenze. Lì un suo amico la indirizza ad una lezione-Audizione per la Henny Jurriens Studio di Amsterdam. Fa l’audizione e viene selezionata come vincitrice per un corso estivo intensivo in estate. Parte per Amsterdam e nota che tra gli insegnamenti c’è anche una settimana intensiva di tecnica Graham.

“Ad Amsterdam ci sono stata d’estate. Un mese. Ho fatto lezioni, workshop e una settimana di tecnica Graham. Ho fatto questo corso con un’insegnante che allora era una delle prime ballerine della compagnia. E già il fatto di avere la mia indipendenza, il fatto di essere lì da sola… insomma, mi è piaciuto tantissimo. Avevo 19 anni... Quest’insegnante ad un certo punto mi chiese: “Vera, ma te che cosa vuoi fare” io le risposi che sarei voluta andare New York per fare la scuola e magari un giorno entrare nella seconda compagnia… della Graham2. A fine della settimana, davanti a tutti, lei fa un annuncio in aula dicendo: “Noi abbiamo la facoltà di conferire una borsa di studio ad uno studente che riteniamo meritevole durante i nostri workshop. Quest’anno la borsa di studio la voglio dare a Vera.” Io non avevo la più pallida idea che quella fosse un’opzione! Non potevo crederci! Mi era stata appena offerta una borsa di studio per andare a New York per studiare alla Marta Graham!”

A gennaio del 2013 Vera parte per New York. La borsa di studio copriva solamente le lezioni; per l’affitto, il viaggio e le altre spese avrebbe dovuto pensarci da sola. Ci racconta che secondo lei New York è una realtà molto particolare, “non è propriamente America. È un minestrone di tante culture e di persone da tutto il mondo. Io sono arrivata in questo grandissimo appartamento, ci abitavamo in una decina… c’era gente dalla Francia, dall’Olanda, dall’Italia, dalla Spagna… la cosa che mi piaceva di più è che eravamo tutti molto legati, non c’erano pregiudizi. Era un appartamento per artisti diciamo, ed eravamo lì tutti quanti con gli stessi scopi, con gli stessi sogni…”

Vera non fa fatica ad ambientarsi, l’ambiente esterno la stimola molto a proseguire per la sua strada. In poco più di due mesi le viene offerta la possibilità di entrare a far parte della seconda compagnia della Marta Graham Accademy, la compagnia dedicata agli alunni più meritevoli, pensata per proiettarli fin da subito nel panorama della danza professionistica. Rimane alla Graham per due anni e mezzo, riesce anche ad ottenere una licenza per insegnare la tecnica Graham all’esterno dell’istituto. Il suo livello a due anni di distanza è cambiato enormemente:

“Sono cresciuta tantissimo, non solo tecnicamente nella danza, ma anche da un punto di vista di come mi comporto in una sala, su un palco, dietro le quinte… tutto. Per me è stata un’educazione completa. Non sempre facile, ma completa. Le cose alla scuola vengono prese molto seriamente, molto diverso dalla mia esperienza di scuola al teatro Carcano a Milano.”

Nel 2015 termina il percorso di studi alla Graham. Il visto triennale che possiede non le permette di rimanere negli USA. Fa domanda per un Optional Practical Training (OPT) della durata di un anno3, riesce ad ottenerlo e a rimanere a New York. In questo periodo si dà da fare tantissimo, sa che per rimanere ancora a New York avrebbe dovuto fare richiesta di un visto artistico, un permesso molto particolare e costoso, che difficilmente viene elargito ai danzatori professionisti. Deve far di tutto per dimostrare la qualità del suo lavoro e per racimolare la somma necessaria per le spese legali da affrontare in questi casi (si parla di circa 5 mila dollari nel suo caso). Entra nella Alison Cook Beatty Dance, una compagnia di danza moderna nata da poco, ma con ottime risorse e talenti da far prevedere un’ascesa in tempi brevi. Inizialmente, la compagnia non riusciva a permettersi la retribuzione delle prove al personale, per cui Vera deve improvvisarsi insegnante e mille altre cose. Inizia a percepire la tensione di una vita così frenetica e piena di impegni da incastrare l’uno con l’altro.

“Siccome non avevo molto tempo per fare le prove, mi dovevo anche organizzare da sola a casa… c’era veramente tanto lavoro. Se ti devi allenare poi devi anche pagare delle lezioni… e i costi salgono. In questo momento per me è stato molto importante scoprire lo yoga. Ci sono degli studi up to you4 a Manhattan. Tu praticamente versi la quota che sei in grado di versare e fai lezione di yoga. La rende accessibile a tutti e per me è stato fondamentale. Era un periodo in cui mi sentivo molto sottopressione. Il fatto di dover pensare sempre a mettere via i soldi per il visto, sopravvivere, eccetera… insomma è stata piuttosto dura...”

Alla scadenza dell’OPT, Vera, sfiancata dagli sforzi per far quadrare i conti e gli impegni lavorativi, decide di tornare a Milano per un breve periodo, giusto il tempo di vidimare le carte del visto, riposarsi un po’ e ripartire:

“Per l’esasperazione sono tornata in Italia… e penso di avere in fondo un po’ sbagliato. Alla fine sono rimasta quasi un anno e mezzo. Un po’ perché all’inizio non sono riuscita a preparare tutti i documenti in modo corretto. Inoltre in casa c’erano delle tensioni per vari motivi… ero ancora stanca per l’ultimo periodo passato a New York. Non riuscivo proprio a concentrarmi bene e mandare tutta la documentazione necessaria. C’era come un rifiuto... Questa situazione mi ha portato a vivere una situazione in cui io non riuscivo a fare il mio lavoro, ho cominciato un po’ ad insegnare, sono tornata anche ad Amsterdam, ho fatto delle cose belle qui e là, di cui sono anche contenta..., ma al tempo me le vivevo con un velo d’insoddisfazione.”

In casa le cose non vanno proprio alla grande. La famiglia, anche quella allargata, l’aveva sempre supportata nelle sue scelte. Ora che era tornata e continuava a vivere a casa dei genitori iniziavano a palesarsi i primi malumori: “Penso che quel tempo è stato utile per varie cose, però tornare in Italia è stato ancora più stressante. Quando non fai il lavoro che vuoi fare e sai che esiste, ed è a New York... Tutti in mi chiedevano: E adesso? Ti cerchi un vero lavoro? Come se tutto quello per cui tu avessi lavorato, e t fossi impegnata così duramente, nessuno lo riconoscesse.”
La famiglia ha dato da sempre appoggio a Vera e alle sue scelte, tuttavia, una volta tornata a vivere con i genitori, a 25 anni, i primi nasi cominciano a storcersi. I parenti si chiedono cosa mai ci faccia una ragazza come lei ancora a casa; si chiedono perché non sia alla ricerca di un lavoro serio. Le
palesano la possibilità di rinunciare alla danza e fare altro.

Finalmente nel gennaio 2018 Vera ottiene il nulla osta per il visto artistico. Per lei è un successo pazzesco. Ancora oggi i colleghi che vengono a sapere che è riuscita ad ottenere un visto artistico come danzatrice le fanno i complimenti. A metà marzo finalmente riesce a tornare a New York. Per lei ricominciare non è stato proprio facilissimo: quasi tutti i ruoli che ricopriva prima se li è presi qualcun altro, quindi deve ricominciare, arrabattandosi a modo suo. Tuttavia riesce a riottenere un ruolo nella sua vecchia compagnia di danza, grazie al ritiro di una delle danzatrici e alla considerazione che lo staff ha mantenuto nei suoi confronti. La compagnia, che nel frattempo è salita di livello, sia per le coreografie che per la qualità del personale che vi lavora, le offre un posto nel corpo di ballo, remunerato settimanalmente anche per quanto riguarda le prove:

“Sono partita da Milano con la coreografia già affrontata e ben studiata. Dopo sole due settimane c’è stato il primo spettacolo dal mio ritorno qui. Sono proprio contenta di dove sono. Diciamo che ho fatto delle scelte che non mi hanno portato soldi e riconoscimenti nell’immediato, ho fatto delle scelte diverse, ma adesso… mi sento proprio di vivere e di lavorare in un ambiente che è il mio. Ovviamente lavoro ancora duro, non è che livelli e ore di lavoro si siano abbassati anzi… ma sono veramente contenta. Tutto ha funzionato bene alla fine. La cosa più importante era ritornare a ballare con la compagnia. Non è un lavoro full time ma è una cosa che mi porta una paga settimanale fissa. Non è sufficiente perché New York è una città costosissima. Tengo delle lezioni, lavoro qualche ora in uno studio di yoga… e questo è tutto quello che faccio!”

Dopo un istante di imbarazzo, forse retaggio di un passato recente in cui si sentiva in dovere di dimostrare qualcosa di più, Vera si sbottona e lascia fuoriuscire la sua soddisfazione. Il sorriso si percepisce chiaro e forte, probabilmente era questa la sorpresa che sentivamo fin dall’inizio. Ce l’ha voluta mostrare solo dopo aver raccontato cos’ha significato per lei essere lì in quel momento e il perché della sua felicità. Mostrarci che tutto quello che fa è ciò che la rende felice è effettivamente una cosa rara e forse non sbaglia a custodire con un velo di mistero questa sua sensazione.

Le chiediamo se ci sia un momento, una sensazione particolare che possa esprimere cosa è stato per lei l’espatrio, non impiega molto a rispondere:

“Il mio ultimo spettacolo, con la Graham 2, la seconda compagnia. Era l’evento clou del nostro percorso formativo. Eravamo al MET Museum5 di fronte al tempio di Dendur, con il Central Park che vedevo fuori dalla finestra. Quella sensazione lì è stata proprio dire: “Ok. Ci sono dentro.” È indimenticabile. Quel tipo di sensazione è ciò che mi fa andare avanti.”

 

NOTE

  1. Questa tecnica si basa sull’opposizione tra la contrazione e il rilascio della muscolatura basata sul ciclo del respiro, vede nel movimento la massima forma dell’espressione. Nota per le sue straordinarie qualità drammatiche ed espressive, è una tecnica in cui tensione, dinamismo e potenza assumono un potere espressivo di carattere molto emotivo.
  2. La Graham 2 è una compagnia di ballo pre-professionale a cui afferiscono gli studenti più meritevoli della Martha Graham School. La sua missione è quella di portare la tradizione Graham a un pubblico più giovane, in luoghi più piccoli e nelle comunità culturali; è pensata per essere un trampolino di lancio per far entrare i giovani danzatori nel mondo della danza professionale.
  3. L’OPT è un periodo durante il quale gli studenti universitari e i laureati che hanno conseguito o hanno frequentato un corso universitario o equipollente per almeno un anno accademico negli USA sono autorizzati dai servizi di cittadinanza e immigrazione degli Stati Uniti a lavorare per un anno con un visto per studenti al fine di completare con una formazione pratica il loro percorso educativo.
  4. Tradotto letteralmente significa sta a te. In riferimento ad iniziative, corsi e lezioni sta ad indicare l’assenza di una tariffa standard; il prezzo della performance lo decide l’utente, è un sistema di pagamento che cerca, responsabilizzando l’utenza, di poter offrire a tutti il proprio servizio. Funziona molto bene in sessioni di lezioni e nelle performance di carattere artistico. Chi può e vuole contribuirà in misura differente da chi non può permettersi il costo standard di un certo evento.
  5. Il Metropolitan Museum of Art, a cui spesso ci si riferisce con il nomignolo di "The Met", è uno dei più grandi ed importanti musei degli Stati Uniti. La sua sede principale si trova sul lato orientale del Central Park a New York, lungo quello che viene chiamato il Museum Mile (cioè il "Miglio dei musei").