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Il 2018 dal Punto di Vista degli Italiani all'Estero

09 Jan 2019 in

Anche per il 2018 InterNations, uno dei più grandi social network per expat del mondo, ha pubblicato Expat Insider, analisi globale sulla vita di chi sceglie di lavorare all’estero. Si tratta di un’intervista che, per quanto riguarda lo scorso anno, ha interpellato più di 18 mila persone di 176 nazionalità ed espatriate in 186 paesi diversi.

L’intento è sempre stato quello di fotografare il fenomeno espatrio a livello globale a partire dalle esperienze individuali di chi ha scelto di trasferirsi in un altro paese, valutando, relativamente a una quarantina di fattori individuali che indagano molteplici aree, il grado di soddisfazione percepito: qualità della vita, facilità di insediamento nel nuovo contesto, qualità della remunerazione, qualità della vita dell’intero nucleo familiare e prospettive lavorative.

Aggregando i dati dei 18 mila intervistati gli analisti di Expat Insider hanno stilato numerose graduatorie e, per quello che riguarda gli indici sopracitati, possiamo vedere come per l’anno 2018 i tre paesi con gli indici di gradimento più alti per gli stessi expat che vi risiedono siano il Bahrain (confermato per il secondo anno consecutivo al primo posto), Taiwan e l’Ecuador. Sembra che la qualità della vita sia l’indice che più di tutto giustifichi la posizione di questi tre paesi.

L’Italia risulta essere tra le peggiori dieci mete di questa classifica che comprende 68 paesi. Nonostante venga considerata un’ottima destinazione per la sua centralità nel contesto mediterraneo e per il suo clima, lo stivale gode di una pessima reputazione in termini di situazione politica: da questo punto di vista molti expat che vi risiedono esprimono perplessità per il futuro. Un ulteriore aspetto negativo sta nella difficoltà linguistica; il 65 per cento degli intervistati afferma che non è facile vivere in questo paese se non si conosce bene l’italiano e che l’accesso a determinati servizi potrebbe essere precluso proprio per motivi linguistici. Alcune carenze infrastrutturali, la scarsa remunerazione comparata con quella di altri paesi unitamente alle poche prospettive di crescita professionale, contribuiscono a spiegare il perché della scarsa valutazione dell’Italia come meta d’espatrio.

Ma cosa pensano gli expat italiani del resto del mondo?

Nel 2018, gli expat italiani che hanno partecipato alla ricerca di Expat Insider si sono dichiarati per lo più soddisfatti della propria vita all’estero e il 70% di loro afferma di percepire una retribuzione migliore di quella che avrebbe percepito in Italia facendo lo stesso lavoro. Le mete predilette rimangono Germania, Svizzera e Regno Unito.

L’apprendimento della nuova lingua non sembra essere un problema per loro, anzi il più delle volte viene vista come un’opportunità in più garantita dalla scelta di espatriare. Più della metà degli italiani intervistati possiede un alto livello d’istruzione e occupa delle posizioni professionali di medio e alto prestigio: i connazionali intervistati sembrano essere particolarmente focalizzati sulla propria realizzazione professionale e personale; un dato che avvalla ulteriormente questa ipotesi sta nella loro dichiarazione di percepire uno stipendio molto più alto del dato medio relativo a tutti gli espatriati intervistati.
La realizzazione professionale e la propria crescita personale portano gli stessi a mettere in secondo piano la propria vita sociale e amorosa. Gli expat italiani infatti sembrano percepirsi più soli della media generale. Poco più della metà dichiara infatti di avere una relazione amorosa stabile e quasi uno su cinque vive in un paese differente da quello del proprio partner. Anche dal punto di vista delle relazioni sociali sembra prevalere un approccio individualista all’espatrio. Quasi la metà di chi espatria ritiene che sia difficile trovare nuove amicizie, tant’è che spesso queste persone decidono di restringere le proprie frequentazioni ai soli expat connazionali. Prevale comunque un marcato senso d’insoddisfazione per le relazioni sociali, amicali e amorose che contribuisce ulteriormente ad accentuare il focus sulla dimensione professionale ed economica della propria esperienza d’espatrio. Alla luce di ciò due italiani su cinque pensano di tornare prima o poi, nel proprio paese; altrettanti sono sicuri di restare o comunque di proseguire il proprio percorso professionale connesso con l’espatrio.

I risultati ottenuti da Expat Insider 2018 per quanto riguarda gli italiani all’estero sono perfettamente in linea con i dati raccolti dal medesimo ente negli anni precedenti. Sembra che la maggior parte degli expat che lasciano lo stivale negli ultimi anni, lo facciano principalmente perché sono alla ricerca di una situazione lavorativa migliore, che effettivamente sono in grado di trovare e di mantenere. Questa attenzione alla sfera professionale tuttavia pregiudica alcuni aspetti della sfera emotiva e relazionale lasciando comunque un senso d’insoddisfazione sul piano affettivo, che a volte riesce ad essere compensato dai risultati ottenuti su altri campi, ma non sempre basta. La solitudine e la distanza relazionale sembrano lasciare comunque un segno sulla percezione della propria esperienza. Un dato questo che coincide con i risultati della ricerca portata avanti da Di Girolamo et al. trattata nei precedenti articoli e che non stupisce chi solitamente è chiamato ad offrire un sostegno in contesti d’espatrio. Certamente, è rassicurante constatare una certa congruenza di risultato in ricerche tra loro indipendenti (segnale di aver individuato probabilmente un fenomeno reale), tuttavia l’emergere chiaro di un vissuto di solitudine all’interno della propria esperienza d’espatrio dovrebbe in qualche modo indirizzare gli operatori competenti verso delle strategie di azione che possano garantire una presenza continua per chi sperimenta questo tipo di disagio.