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Il Sostegno nella Mobilità Studentesca dal Medioevo fino ad oggi.

27 Sep 2018 in

La mobilità studentesca è un fenomeno presente ormai da parecchi secoli nel panorama universitario. Infatti, fin dalla fondazione dei primi istituti riconosciuti come Università, era incarnata nelle figure degli scholares vagantes, studenti e ricercatori appartenenti alle élite ecclesiastiche e nobiliari che, a partire dall’undicesimo secolo, si spostavano tra le varie città dell'Europa medievale per approfondire i propri percorsi di studio.

La flessibilità delle frontiere e lo sviluppo dei centri di cultura hanno in qualche modo dato il La a quello che qualche secolo più avanti sarebbe diventato un vero e proprio fenomeno di massa che ha rappresentato, e rappresenta tuttora, uno dei più forti propulsori per il progresso della conoscenza e del sapere.

Sicuramente, oggi come allora un’esperienza di studio all’estero rappresenta un’importante occasione di crescita in termini culturali e professionali. Tuttavia, riprendendo alcuni risultati analizzati nei nostri precedenti articoli1, sembrerebbe che, ad oggi, questo tipo di percorso assuma delle caratteristiche progettuali diffuse.

Chi attualmente sceglie di intraprendere un’esperienza di studio e formazione all’estero sembrerebbe motivato non solo dalle occasioni di crescita professionali e culturali che questo percorso offre, ma sarebbe disposto e motivato a intersecare all’obiettivo in questione le proprie traiettorie personali sfruttando a pieno il soggiorno estero in termini affettivi e relazionali. Non solo un lavoro, quindi, ma un vero e proprio ampliamento dell’esperienza di vita.

Forse non la pensavano molto diversamente neanche gli scholares vagantes del dodicesimo secolo, i quali spesso e volentieri si stabilivano nella città d’adozione, si inserivano in quella comunità culturale e soggiornavano per lunghi periodi. Non mancavano di certo le difficoltà e gli aspetti più ostici del muoversi verso un altrove caratterizzato da diversità culturali e linguistiche ma anche da incongruenze normative, da disorientamento ambientale e da senso di mancanza di una realtà familiare.

Quelle che oggi sono conosciute come ‘confraternite universitarie’, nascono nel Medioevo proprio per far fronte agli ostacoli che gli studenti fuori sede di quel tempo incontravano durante i loro percorsi di studio. Nostalgia, difficoltà linguistiche e discriminazioni, li portarono a organizzarsi intorno a corporazioni, i cui membri appartenevano alla medesima entità etnica, linguistica e religiosa. Fu proprio per questo motivo che i primi esperimenti di mutuo soccorso tra studenti presero il nome di nationes.

litografia di studiosi all'Università di Parigi

Oggi come allora numerosi aspetti possono rappresentare dei veri e propri limiti per un pieno sfruttamento dell’esperienza di espatrio per motivi di studio. Alcune ricerche2 dimostrano come lo sperimentare una differente organizzazione dello studio, così come inserirsi in un differente contesto di vita, rappresentino dei fattori di stress non indifferenti per gli studenti stranieri, penalizzando la loro performance e di conseguenza il loro percorso di studi.

È dimostrato che la presenza di un legame con un gruppo esterno di pari sia di indiscutibile supporto per affrontare impedimenti legati all’adattamento nel nuovo ambiente3. Ritmi di studio differenti, capacità linguistiche, adeguatezza relazionale sono tutte aree in cui la presenza di un gruppo di pari può rappresentare un efficace fattore protettivo. Che li si chiami nationes, associazioni, confraternite o più informalmente ‘amici’, rimane comunque indiscutibile il beneficio apportato dal gruppo ai fini di una migliore gestione dell’esperienza all’estero.

Allo stesso modo altri studi evidenziano l’esistenza di specifiche che poco hanno a che vedere con lo stress da acculturazione e che sono più connesse ad un adattamento psicologico alla nuova situazione in termini più individuali.

Dai risultati di questi studi4 emerge, infatti, l’importante ruolo protettivo svolto dal livello di autodeterminazione nella scelta di studiare all’estero, rispetto all’insorgenza di stress nel momento in cui lo studente si deve integrare in un nuovo contesto di vita. Quindi, un processo di scelta libero e ragionato con consapevolezza e una giusta dose di preparazione sembrerebbero essere fattori di protezione per l’insorgere di sentimenti di inadeguatezza nei confronti del nuovo contesto. Anche l’adozione di strategie di coping attivo (intese come orientate al superamento delle difficoltà incontrate invece che al loro evitamento, nda) come il problem solving, risulta favorire l’adattamento psicologico al nuovo contesto di vita.

Questi dati sono importanti ai fini di ripensare il sostegno dedicato a coloro che decidono di intraprendere un’esperienza di studio all’estero. Un sostegno che, pur riconoscendo l’importanza di una rete sociale in grado di favorire l’inserimento sociale nel contesto d’arrivo, intende suggerire la costituzione di strutture d’aiuto sin dalla partenza, capaci di intervenire prima e durante il soggiorno studentesco relativamente a questioni più intime e di carattere individuale.

In questo senso, percorsi per analizzare la scelta della partenza, l’adozione di tecniche efficaci per affrontare problemi pratici, nonché emotivi e temperamentali, connessi ad un supporto costante durante l’esperienza d’espatrio, rappresentano dei buoni alleati per realizzare un percorso denso di significati e soddisfacente sotto molteplici punti di vista.

 

NOTE

1. Migrantes, Fondazione (2016). Rapporto italiani nel mondo. Roma, Edizioni Idos.

2. Hunley, H. A. (2010). Students’ functioning while studying abroad: The impact of psychological distress and loneliness. International Journal of Intercultural Relations, 34(4), 386-392.

3. Furnham, A., & Bochner, S. (1990). Culture shock: Psychological reactions to unfamiliar places. London: Routledge.

Rubio, C. T., & Lubin, B. (1986). College student mental health: A person–environment interactional analysis. Journal of Clinical Psychology, 42, 205–212

4. Matera, Camilla & Nerini, Amanda & Baroni, Duccio & Merli, Valentina & Stefanile, Cristina. (2016). Studiare all’estero: Autodeterminazione, coping, stress da acculturazione e adattamento psicologico in studenti internazionali. Psicologia Sociale. 11. 287-305. 10.1482/84666.