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Coronavirus: il Contagio nel Web

28 Feb 2020 in
Articolo di Bianca Casella

 

 

Sul Web si è parlato e si sta parlando moltissimo del Coronavirus, il virus che da Wuhan si è diffuso in altre zone della Cina e successivamente è stato involontariamente “esportato” all’estero da turisti e cittadini che nel frattempo si sono spostati in diverse aree del mondo. Il Ministero della Sanità parla dei Coronavirus come di una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Il nuovo Coronavirus (nCoV) è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell'uomo, finché non sono stati segnalati i primi casi a Whuan nel dicembre del 2019. La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19” (dove "CO" sta per corona, "VI" per virus, "D" per disease e "19" indica l'anno in cui si è manifestata).[1] 

Da quando la notizia ha fatto capolino per la prima volta nel Web, numerose testate giornalistiche si sono attivate per offrirci quotidianamente una sorta di “bollettino di guerra” sulla situazione a Wuhan e nel resto del mondo, in alcuni casi mostrando anche una mappa che in tempo reale ci aggiorna sul numero di contagi e sulla direzione di espansione del virus nel globo. Certamente la situazione è seria ed è doveroso che tutti i mezzi di informazione mantengano l’attenzione alta su un argomento che coinvolge la salute di tutti i cittadini del mondo. Tuttavia, in parallelo a questa iperinformazione, sono sorti alcuni dubbi rispetto alla veridicità di dati veicolati attraverso il Web e alla tendenza ad enfatizzare ulteriormente lo stato del contagio. L’Oms ha parlato di Infodenia, ovvero di sovrabbondanza di informazioni – alcune accurate altre no – che rende difficile per le persone trovare fonti sicure e indicazioni affidabili quando ne hanno bisogno.

Per contrastare questa emergenza, l’Oms sta cercando di individuare quali sono le notizie false più diffuse – per esempio su cure e misure preventive che andrebbero adottate – e di rispondere sul proprio sito e sui propri canali social in modo da offrire il quadro più veritiero possibile a tutti coloro che vogliono essere correttamente informati[2].                                                                      

La possibilità di scindere tra informazioni veritiere e fasulle è fondamentale, soprattutto se ci si tiene aggiornati consultando quotidianamente Internet. La rete infatti, se da un lato ci offre un’infinita quantità di elementi sulla base dei quali riflettere e prendere eventuali decisioni, dall’altro ci espone ad un bombardamento costante di notizie da cui risulta difficile non essere condizionati, spesso anche senza rendersene conto. Se non abbiamo strumenti per scindere tra reale e finzione, inevitabilmente i dati che circolano nel Web influenzano il nostro pensiero senza che noi siamo in grado di esercitare un controllo o un qualsiasi tipo di filtro. L’aspetto più preoccupante di questo meccanismo, riguarda gli effetti che i ragionamenti messi in atto in base ad informazioni apprese in rete esercitano sulla nostra vita offline. Prendendo ad esempio il Caso del Coronavirus, è evidente come, nonostante gli sforzi dell’OMS di dare comunicazioni il più possibile veritiere, alcuni messaggi errati sono comunque passati dalla rete alla realtà, generando conseguenze in alcuni casi anche gravi. Uno di questi riguarda la contagiosità di cittadini cinesi che vivono stabilmente in altri Paesi. Recenti fatti di cronaca riportati da diverse testate giornalistiche hanno evidenziato episodi di discriminazione o addirittura aggressione da parte di cittadini italiani nei confronti di cittadini cinesi:

TORINO. Li hanno aggrediti di notte, a due passi da casa. Li hanno spintonati e colpiti con bottiglie di vetro. Gli urlavano: “Avete il coronavirus, dovete andarvene da qui”.[3]

ROMA. Il cartello choc: vietato l’ingresso ai cinesi. “Viste le ultime disposizioni di sicurezza, in questo bar è vietato l'accesso a tutte le persone provenienti dalla Cina. Ci scusiamo per il disagio”. E' il cartello apparso oggi sulla vetrina di una bar a Via del Lavatore, vicino a Fontana di Trevi. Cartello che poco dopo è stato rimosso.[4]

FIRENZE. Gli insulti ai turisti cinesi sul lungarno. “Andate a tossire a casa vostra”: così, aggiungendo alla frase degli insulti, un uomo ha apostrofato in malo modo dei turisti orientali sul lungarno a Firenze, facendo chiaro riferimento al Coronavirus.[5]

Ovviamente non possiamo pensare che le informazioni diffuse nel Web generino di per sé violenza, è probabile però che offrano una sorta di “alibi” per l’espressione di sentimenti razzisti e xenofobi già presenti nelle nostre società.

Anche fuori dai confini italiani si sono registrati episodi simili:

In Australia, ad esempio, un parlamentare del Queensland ha parlato della diffusione di un falso comunicato relativo al Coronavirus da parte del Dipartimento della Salute, che ordinava alle persone di stare lontano dalle aree con un’alta percentuale di cinesi. La fake news si è comunque diffusa e ha fatto passare il messaggio che evitare questa popolazione rappresenti una sorta di metodo di prevenzione per la propria salute. Il post aveva infatti sconsigliato di dirigersi verso la periferia di Sunnybank, dove si trovano “aree popolate da cinesi con rapporto da di uno su tre australiani”. Nel Regno Unito uno studente cinese che frequenta l'Università di Manchester, ha raccontato al Guardian come sono cambiate le cose dall’inizio dell’epidemia. Dagli sguardi circospetti delle persone, fino a chi si alza quando un cinese si siede a un tavolo in biblioteca. “Facciamo più attenzione a come le persone interagiscono con noi. Non è il loro timore sul virus che ci preoccupa come comunità, ma lo stereotipo che tutti gli asiatici siano visti come un rischio [6]

Se la Rete, come abbiamo visto, in alcuni casi rischia di fomentare sentimenti di odio e rivalità tra gli esseri umani, in altre situazioni, o se utilizzata in diverso modo, può veicolare messaggi alternativi, volti a difendere le vittime di queste stesse aggressioni. Un esempio è il video circolato sui Social, e divenuto immediatamente virale, che recita:

Je Ne Suis Pas Un Virus (Io non sono un virus

https://www.bing.com/videos/search?q=io+non+sono+un+virus&view=detail&mid=6F5BC625BD24494C1FC66F5BC625BD24494C1FC6&FORM=VIRE

Il video messaggio è stato girato da Lou Chengwang, un giovane francese di origine cinese, per combattere il pregiudizio contro la comunità asiatica nato da quando è scoppiata l’epidemia di coronavirus. Migliaia di utenti in tutto il mondo hanno condiviso l'hashtag che si ispira allo slogan "Je suis Charlie". [7]

In coda a questo messaggio, si sono diffusi in rete numerosi contributi a sostegno dei cittadini di origine cinesi soggetti ai pregiudizi legati all’epidemia del Coronavirus.[8]                                        

Se diamo uno sguardo a quello che invece accade in Cina, scopriamo che la Rete è soprattutto un prezioso strumento di scambio di informazioni che spesso fanno fatica a circolare, a causa delle pesanti censure imposte dallo Stato. Sono un esempio i così detti Coronatuber, cittadini cinesi che trasmettono video direttamente dalle zone di maggior contagio della Cina, aggirando la censura e postando su Social occidentali il materiale prodotto, per raccontarci come davvero i cinesi convivono con questa difficile situazione.[9]                                                                           

Altri “dissidenti locali” hanno utilizzato una strategia alternativa: criticano il Regime e la gestione sanitaria del virus, semplicemente cambiando i nomi dei protagonisti degli eventi narrati. Ad esempio scrivono sui Social cinesi riferendosi a Xi Jinping, il principale leader cinese, come “Trump” o parlano di Chernobyl per indicare la grave situazione determinata dalla diffusione del Coronavirus.[10]                                                                                                                                 

Tra i vari strumenti che la Rete ci mette a disposizione, molto utilizzate sono anche le App come Wechat (una sorta di WhatsApp cinese), attraverso la quale i servizi sanitari cinesi vengono avvisati in tempo reale della presenza di persone che accusano sintomi riconducibili al Coronavirus, consentendo così di attivare visite a domicilio. Esistono anche mappe online delle zone colpite dal virus, come QuantUrban, che costantemente informano i cittadini sui quartieri con il maggior numero di casi di contagi, in modo da capire se si è vicini a focolai di infezione.[11] 

Un altro curioso (e dannoso) utilizzo che viene fatto nel Web della notizia del Coronavirus, è quello di veicolo di un altro tipo di virus, questa volta di tipo informatico, chiamato Emotet. Un gruppo di hacker sta infatti sfruttando le paure diffuse tra gli utenti che navigano in Internet, per infettare computer e smartphone con un software che punta a danneggiare i sistemi e sottrarre informazioni riservate. In Giappone sono ad esempio circolate delle e-mail il cui oggetto menzionava la diffusione del Coronavirus nel Paese, sollecitando così i destinatari della posta ad aprire la mail per avere ulteriori informazioni.  Aprendo la mail, Emotep raccoglie i dati personali e “infetta” il pc con altri software dannosi.[12]                                                                                          

Il caso del Coronavirus pensiamo sia particolarmente emblematico per riflettere su come le informazioni vengono trattate e diffuse nel Web e sugli effetti che hanno nella nostra quotidianità, vissuta sia online che offline. A seconda del tipo di utilizzo che viene fatto degli strumenti che la Rete ci mette a disposizione, le ricadute sulle nostre vite possono essere utili e fruttuose o, al contrario, estremamente dannose per l'intera Società. Risulta pertanto fondamentale monitorare l'utilizzo che viene fatto dei dati che circolano su Internet e definire delle strategie o dei mezzi attraverso cui gli users siano in grado di discriminare tra informazioni veritiere e fake news. Forse gli users stessi dovrebbero assumere un ruolo più attivo nella ricerca di informazioni attendibili: come ci suggerisce il Dott. Valerio Gennaro, medico epidemiologo dell’IRCSS di San Martino di Genova, i cittadini dovrebbero pretendere di avere sempre dei dati scientifici che supportino e confermino le notizie veicolate da Internet e da tutti i mezzi di comunicazione, solo in questo modo si ha la possibilità di maturare effettivamente un pensiero critico e indipendente sui fatti che ci circondano

NOTE:

[1]Tratto da: http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=228
[2]Tratto da: https://www.agi.it/fact-checking/coronavirus_bufale-7000727/news/2020-02-04/
[3]Per visionare la versione integrale dell’articolo:  https://www.lastampa.it/torino/2020/02/12/news/portate-il-coronavirus-due-cinesi-aggrediti-da-una-banda-di-italiani-1.38459270
[4]Per visionare la versione integrale dell’articolo: https://www.ilmessaggero.it/roma/news/coronavirus_roma_diretta_sintomi_cartello_bar_cinesi_news-5020016.html
[5]Per visionare la versione integrale dell’articolo: https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/20_gennaio_30/turisti-cinesi-insultati-firenze-andate-tossire-casa-vostra-96dfc440-439b-11ea-9fb0-40c7fe122ddf.shtml
[6]Per approfondimenti: https://www.wired.it/attualita/politica/2020/01/29/coronavirus-sinofobia-razzismo-cinesi/?refresh_ce=
[7]Per visionare il video:  https://video.repubblica.it/dossier/coronavirus-wuhan-2020/sono-cinese-non-sono-un-virus-l-appello-di-lou-diventa-campagna-social/353191/353760
[8]Per approfondimenti: https://video.lastampa.it/cronaca/psicosi-coronavirus-la-reazione-degli-italiani-verso-i-cinesi-l-esperimento-sociale-a-milano/109414/109423
[9]Per visualizzare il video: https://video.lastampa.it/esteri/i-coronatuber-aggirano-la-censura-e-raccontano-il-contagio-che-ha-messo-in-ginocchio-la-cina/109408/109417
[10]Per approfondimenti: https://it.businessinsider.com/come-i-dissidenti-cinesi-riescono-ad-aggirare-la-censura-sui-social-per-protestare-per-il-corona-virus/
[11]Per approfondimenti: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/coronavirua-cina-app-e-piattaforme-per-mappare-seguire-evoluzione-evitare-zone-infette-7e91cfad-c484-444f-add5-0844cff658e6.html?refresh_ce
[12]Per approfondimenti: https://cyberoo.com/coronavirus-emotet-cos-e-come-possiamo-difenderci/