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Il Dizionario di Transiti | C di Confini (e Case al tempo del Coronavirus)

14 Mar 2020 in


È in atto in queste ultime settimane un movimento collettivo di ‘ritiro nei propri confini’ - nazionali e fisici - un invito a ‘stare dentro’. La casa, il paese: il virus più famoso del 2020 ristabilisce i limiti del nostro vivere quotidiano, ci indica la linea che separa l’Io dall’Altro, irrigidendo spazi e tempi del nostro abitare il mondo. Dire ‘confine’ oggi ci porta al contenimento più che all’espansione. 

L'Italia chiude, si fa zona rossa, diventa luogo cerchiato sulla mappa, nazione segnata come area ad alto rischio di contagio. L’Austria vieta il passaggio al confine con il Brennero. Controlli alla frontiera si intensificano anche a Mentone, e non per via dei migranti in transito, del passaggio umano al quale chi abita sul confine è da tempo abituato, bensì per una ridefinizione dello spazio tra Francia e Italia. Si cancellano voli internazionali, saltano treni e aumentano i controlli agli incroci delle strade, dietro l’angolo, ovunque. Nuovi confini fisici e mentali impensabili soltanto tre mesi fa sorgono adesso per separare i paesini e le città che ricamano colline e pianure dentro la stessa regione. Tra Milano e Lodi la distanza si accresce; si moltiplicano i chilometri che tengono lontani un padre e un figlio, una nonna e un nipote. Confini a tutelare le persone, confini tra le abitazioni, un metro di distanza tra i corpi. Come questo momento storico cambierà la nostra percezione delle distanze e come già la stia cambiando, lo verificheremo in itinere. Il confine è in costante aggiornamento perché il Coronavirus non conosce limiti. 

Oltre confine, gli expat sono bloccati: nessun ritorno nel paese d'origine è possibile dopo il decreto del Governo. Ogni giorno si ridefiniscono le distanze e le vicinanze in tutta Europa, in tutto il mondo... a seconda del numero e della direzione dei contagi.

Non posso andare in Sardegna”, dice Emma F., : “avevo un volo prenotato per il 15 del mese di marzo. Prevedevo tante ore di viaggio. Stazioni e aerei. Copenhagen, Charles De Gaulle, Fiumicino, Alghero. lo lo sento il confine e questo viaggio che non ho fatto sembra ‘il viaggio della speranza’, non un semplice spostamento per ritornare a casa. Il confine adesso la sento di più, ma non lo vivo in modo drammatico. No. Ho deciso di rinunciare al mio rientro prima che in Italia ‘scoppiasse’ la zona rossa. Perché l’ho fatto? Semplicemente perché non voglio essere veicolo di contagio dopo aver transitato per tutti gli aeroporti d'Europa. Inoltre, non voglio contrarre io stessa il virus. Il confine è qualcosa di mentale. Anche i limiti fisici esistono, certo. Ci sono momenti in cui si sentono di più i confini e altri in cui questi confini si scavalcano più volentieri. Io personalmente vedo i confini tutti giorni. Confini fisici, dico, mentre a livello mentale sono sconfinata. Se abitassi ancora ad Alghero, li vivrei comunque.”

Il confine in questi giorni ci appare sulla soglia di casa, confine fisico del vivere quotidiano. Nei Social Network qualcuno scrive: “Siamo tutti agli arresti domiciliari”. L’alternativa alla detenzione per il nostro bene non è di certo la fuga, l’evasione dal limite, l'uscire fuori dal margine ma il restare dentro. 


Horreur du domicile è un sentimento che risuona nelle segrete dell’animo umano − l’infelicità, la paura, l’oppressione condividono il nostro stesso appartamento, si celano nelle ombre sulle fotografie di famiglia? Risuonano echi del pensiero di Blaise Pascal – “Notre nature est dans le mouvement; le repos entier est la mort” –, di Charles Baudelaire – “La grande maladie de l’horreur du domicile” -, di Bruce Chatwin. L’irrequietezza è la forza propulsiva che ci spinge al dinamismo? Non sempre.” (1)

Ho paura per mia mamma” dice Andrea T. che mi scrive da Berlino: “la monitoro ogni sera in videochiamata, ma che controllo ho io della situazione? Non posso andare da lei. Tutto può succedere all’improvviso?” La mamma di Andrea abita a Milano. Il confine è un paradosso, è ignoto sconfinato. 

Confine è qualcosa che delimita e limita. “Limite di un territorio, di un terreno: il confine del campo è segnato da una pietra”. E ancora: “Limite di una regione geografica o di uno stato; zona di transizione in cui scompaiono le caratteristiche individuanti di una regione e cominciano quelle differenzianti”. (2)

Confini naturali e politici, stabiliti per convenzione dai governi: “quando è possibile, la zona di confine è costituita da una fascia disabitata con funzioni di isolamento”.

Il confine è una pietra, a volte, è un elemento sulla via, l’erma - da Hermes, il Dio briccone della parola e del commercio, messaggero e spirito dei crocicchi - al bivio, sbarra, steccato o altro, che ci aiuta a segnare il terreno, il transito.

Il limite evoca la sua stessa assenza: sterminato - non ha un termine - e illimitato: “una pianura senza confine, un deserto senza confini, essere al confine tra la vita e la morte.” Senza confini è anche l'idea della conoscenza, opus contra naturam degli umani alla ricerca della verità, lo sguardo sempre ‘oltre’ della scienza. 

Remo Bodei ci racconta il limite. La nostra vita umana si dispiega nella consapevolezza di essere limitati da confini di ogni genere e, al contempo, ostinati nella nostra non accettazione delle costrizioni. Il desiderio non ha confini, vuole superare ogni limite, segue la spinta propulsiva che mira a spostarli sempre un po’ più in là, questo confini, riproponendo gli stessi ma con il dubbio relativo al limite, in un continuo gioco tra opposti.
Il limite, dice il filosofo, è imposto dalle conoscenze fisiche e geografiche di cui disponevano i nostri antenati, ma nel tempo viene violato, superato, oltrepassato sotto la spinta dell’impulso e del desiderio dell’uomo di andare sempre oltre. Ci mettiamo alla prova, esploriamo il mondo in ogni angolo e miriamo al Tutto, oltre qualsiasi confine. I progressi della tecnologia e le scoperte scientifiche offrono un contributo decisivo per la creazione di un sapere sempre più audace e, nello stesso tempo, “la mentalità degli uomini, per effetto della visione del nostro pianeta dall’esterno, comincia a oscillare tra la ricerca di sicurezza e la propensione a sfide rischiose, tra la nostalgia della casa e l’avventura”.
Nonostante il superamento di tanti limiti, il confronto con ciò che ci riporta dentro i confini ogni giorno e limita la nostra esistenza non può mai dirsi risolto, decisivo, rassicurante. Sperimentare, conoscere, viaggiare, espatriare o restare in Italia, scegliere le radici: “Ogni giorno penso che vorrei tornare”, scrive Tania E. da Madrid, “non lo faccio perché ho la mia vita qui ma non ho ancora smesso di sognare la casa dei miei. È lì casa. E adesso non posso nemmeno andare a trovarli. Per quanto tempo?”.

L’attitudine a riconoscere e distinguere i limiti, è tuttavia, un’arte che va coltivata e praticata con cura, lasciandosi guidare, nello stesso tempo, dall’adeguata conoscenza delle specifiche situazioni, da un ponderato giudizio critico e da un vigile senso di responsabilità.” (3.)

Torneremo a viaggiare, torneremo a casa e poi ripartiremo non appena il tempo del Covid-19 sarà trascorso. I confini mutano ogni giorno dentro e fuori di noi e noi restiamo vicini nella distanza, con la possibilità di riconoscerci parte di un’identità terrestre data dalla nostra stessa umanità

Valeria Bianchi Mian - https://oubliettemagazine.com/2019/06/14/meditazioni-metafisiche-il-senso-del-cappello-in-quattro-passi-nella-dimora-dellanima/
Dizionario Treccani 
Remo Bodei, Limite, il Mulino, Bologna 2016

VBM

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