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Perché decidiamo di andare a vivere in un altro posto?

10 Apr 2018 in

Ci possono essere sicuramente dei motivi esterni e oggettivi che giustificano la presenza di un desiderio di partire, tuttavia tali motivi possono essere utilizzati su un livello più profondo, come giustificazioni razionali per soddisfare un altro tipo di bisogni di origine interna. All’interno di questo ordine di fattori si può parlare di ricerca di nuovi orizzonti e nuove esperienze, che accrescano il proprio bagaglio di esperienze. In altri casi il desiderio di partire può essere il risultato di un vissuto persecutorio dal quale si cerca di fuggire (Grinberg, Grinberg; 1990).

Questi desideri comunque non sempre si concretizzano in esperienze migratorie reali. Non solo per una questione di fattori oggettivi dovuti alle difficoltà pratiche che si possono incontrare, ma anche per il fatto che spesso si scontrano con la naturale tendenza di rimanere vicino a ciò che per noi è familiare e sicuro.

Scegliere di partire ci costringe a rapportarsi con il vissuto di separazione, provocando una rottura dell'equilibrio preesistente nella vita della persona che decide di emigrare. Questa fase può costituire un momento di sofferenza e certi individui potrebbero abbandonare il progetto migratorio poiché il cambiamento implicherebbe un viaggio verso un ignoto difficilmente tollerabile.

Chi parte infatti dovrà confrontarsi con la paura di perdere un ambito sociale conosciuto e prevedibile e ciò alimenta la paura di isolamento e solitudine erodendo anche il senso di appartenenza ad un determinato contesto (Altman, 2010; Bodnar, 2004).

La partenza e la separazione provocano la necessità di elaborare queste esperienze proprio come un lutto: il lutto della separazione dal gruppo originario, dai legami costruiti durante l'infanzia, dalla famiglia, dagli amici, dalle abitudini, ma anche dalla lingua e dalla cultura di appartenenza. I nostri amici continueranno a vedersi e le loro relazioni evolveranno. I nostri familiari andranno avanti con le “cose di casa” e noi non potremmo partecipare a questi sviluppi in modo pieno.

Un fattore importante sta nella negoziazione della partenza con le persone di riferimento. Chi emigra ha bisogno di appoggio esterno per realizzare questo progetto e per affrontare i pareri contrari. Spesso chi sta valutando un progetto migratorio si trova di fronte ad una situazione in cui i membri dei propri gruppi di riferimento si schiereranno a favore o contro il progetto migratorio e questa dinamica risulterà essere pervasiva in tutte le relazioni. Questa dinamica tingerà l’ambiente circostante in base a queste posizioni.
Ci si troverà spesso in bilico tra situazioni che favoriscono la partenza e altre che la sconsigliano e spesso si sarà portati a svalutare o esaltare l’una o l’altra decisione con emozioni e fantasie che cambiano rapidamente.

“La scelta di partire è il punto di partenza emotivo del migrante. Può essere una scelta più o meno maturata nel tempo o frutto di eventi contingenti gravi che spingono la persona a decidere di allontanarsi in poco tempo. La partenza e le condizioni nelle quali avviene, i motivi stessi della scelta intrapresa, sono importanti perché condizionano tutta la traiettoria dell'esperienza migratoria. Traiettoria che non è solo geografica, ma anche mentale ed emotiva”. (Bellodi, 2016)

Anche se spesso l’impellenza delle questioni pratiche e burocratiche si impone come urgenza, sarebbe utile ricordarsi sempre che partire fa soffrire. Il dolore che si prova a volte è silenziato da alcuni meccanismi e non sempre chi parte è in grado di riconoscerlo. Vivere questo tipo di dolore dovuto dalla separazione, elaborandolo, permetterà a chi parte di crescere quanto basta per sopportare il suo dolore.

Così come crescere è diverso da essere consapevoli della propria crescita. Allo stesso modo essere un emigrante è un concetto molto diverso dal sapere che si emigra. Sentire di essere un migrante implica assumere fino in fondo le verità e le responsabilità relative a questa condizione, le paure e le aspettative proprie e altrui che sottostanno a un evento così importante.

Anche se non esistono storie di migrazione uguali le une alle altre, non si può misconoscere l'importanza di specifiche problematiche psicologiche che interessano sia la persona che emigra sia il suo ambiente e che si riferiscono tanto alle motivazioni dell'emigrazione, quanto alle sue conseguenze.

Altman, N. (20102). The analyst in the inner city: Race, class, and culture through a psychoanalytic lens. Taylor & Francis

Bellodi, I. (2016) La psicologia del migrante: il supporto psicologico, Psico-Pratika (132, 1-6) Consultato il 30/03/2018 su http://www.humantrainer.com/articoli/psicologia-migrante-supporto-psicologico.html

Bodnar, S. (2004). Remember Where You Come From: Dissociative Process in Multicultural Individuals. Psychoanalytic Dialogues, 14(5). 581–603.

Grinberg, L., & Grinberg, R. (1989). Psychoanalytic perspectives on migration and exile. Yale University Press.