background

Storie di Fiducia: dai Primi Passi al Mondo

02 Jul 2020 in

Il termine Fiducia ci rimanda alla prima fase dello sviluppo psicosociale, ai primi passi che ognuno di noi compie verso l’ignoto secondo lo psicologo tedesco Erik Erikson (1902-1994), anche lui ‘espatriato’ in America come molti suoi contemporanei a causa del nazismo. È da piccoli che impariamo la Fiducia, o il suo contrario, la Sfiducia, grazie alle relazioni con le figure genitoriali. Questo rapporto che instauriamo con l’elemento in questione può essere però rimescolato, messo in crisi, rimaneggiato, rivisto e migliorato più volte nel ciclo di vita - Life-Span Developmental Psychology.

Se le madri e i padri soddisfano i nostri bisogni e dosano al meglio le frustrazioni che inevitabilmente l’esperienza dell’esistere ci riserva, cresceremo sereni e desiderosi di esplorare il mondo, transiteremo dalla naturale dipendenza dal seno alla voglia di trovare una giusta distanza rispetto al corpo dell’Altro. Ci scopriremo più sicuri di noi stessi mentre  ci voltiamo e perdiamo momentaneamente di vista il genitore per allontanarci dal lettino, dalla stanza, dal giardino, lungo la strada verso Dove. Cresceremo consapevoli del fatto che no, quell’Altro che è importante per noi non sparirà, non si scioglierà come neve al sole, se per un po’ smettiamo di tenerlo d’occhio.

Fidarsi è questione di sopravvivenza: non potremmo uscire dall’utero materno, dall’abbraccio, dal cerchio affettivo, dalla casa avita, se non osassimo scommettere sulla possibilità della Fiducia. Non ci sarebbe esplorazione né conoscenza di nuovi paesi: nessuna opportunità da cogliere al volo. La base sicura di Bowlbiana memoria è questione di apprendistato: osiamo, veniamo supportati, facciamo tesoro di un’esperienza che diventa nostra (John Bowlby, 1979).

Corpo e confini del corpo sono elementi per costruire la Fiducia. La ‘madre sufficientemente buona’ – il genitore, il caregiver che nella maggior parte dei casi è la madre – della quale il pediatra e psicoanalista britannico Donald Winnicott (1896-1971) ha dato un’immagine a misura d’umano, meno ideale e più in sintonia con la realtà, offre le fondamenta attraverso il suo stesso corpo che è base-casa. Le informazioni arrivano tramite i corpi congiunti in diade e si differenziano in soggetti che sanno ritornare l’uno all’altro per domandare nutrimento, protezione, affetto. Il nostro pianto richiama l’Altro nella distanza e la colma, ogni volta.

Il bambino inizia quindi a sentirsi capace di stare nel mondo e costruisce la propria autostima basandosi sulla Fiducia che viene riposta in lui dal mondo esterno, un mondo accogliente e protettivo.

Diventiamo adulti comprendendo la nostra e l’altrui affidabilità. In caso contrario, se la base di partenza è stata traballante o addirittura rovinosa, la Sfiducia prevarrà in noi e sarà difficile affrontare rapporti gratificanti, progetti che diventano imprese, costruzione e apertura al nuovo: perpetreremo probabilmente ciò che abbiamo imparato.

Nei rapporti terapeutici, il concetto di Fiducia è molto importante: il successo del percorso clinico dipende anche da questo livello della relazione, sin dall’avvio. La Fiducia non richiede, appunto, vicinanza fisica. Piuttosto, è possibile esperirla anche nella distanza, e i terapeuti di Transiti.net lo sperimentano ogni giorno insieme ai loro pazienti, grazie alla D-stanza, ritrovando nella lingua madre comune il filo che unisce in presenza quel che è lontano con ciò che si sta vivendo. È un filo che terapeuta e paziente riconoscono dentro la relazione, quando il primo rispecchia per il secondo, eventualmente, l’inconsapevolezza dello stesso.

 

Ed è una Fiducia che nasce nella comunicazione online come luogo operativo della psicoterapia dei Transiti.

 

Expat e Fiducia

La Dottoressa Manuela Vecera, associando la propria esperienza come psicoterapeuta in Transiti.net al tema di questo articolo, sottolinea il collegamento tra la Fiducia e ciò che per gli Expat è il progetto di spostamento, l’andare via dall’Italia. Fiducia è sicurezza nel progetto, è credere in se stessi tanto da investire le proprie energie in quel che si va a fare, è fidarsi di questo impegno. Ma di che progetti si tratta?

Vecera racconta: “Ci sono due  opzioni principali. O parliamo di un progetto lavorativo, e la Fiducia è nelle risorse, nel progetto, e nella possibilità di crescita professionale nel paese dove si va, oppure è un progetto sentimentale, ad esempio il seguire qualcuno che si ama”, come nel caso delle mogli dei diplomatici, dei manager di successo, più raramente dei mariti che seguono le consorti (Trailing Spouse) o dei figli (TCK – Third Culture Kids).

La Fiducia è nella possibilità di creare qualcosa all’estero, è confidare in se stessi e nel percorso, “ed è il motore del progetto. Se non ci fosse lei, non ci sarebbe nemmeno la progettualità per andare a vivere all’estero”.

La maggior parte delle persone che approdano a Transiti.net è espatriato a seguito di un progetto lavorativo. Alcune volte da questi pazienti emerge la delusione nei confronti dell’Italia, mentre la meta estera è vista come un’occasione di miglioramento professionale. “Occorre mettere attenzione per non idealizzare” suggerisce Vecera, perché “è importante osservare le criticità di tutto il percorso”.

“Un’altra associazione che mi viene da fare a livello clinico” racconta ancora la terapeuta “è che c’è Fiducia verso un professionista che non si è mai incontrato. La Fiducia è già direzionata nell’uso di internet e, una volta giunti in Transiti, è quello che accomuna i pazienti. Fiducia negli strumenti di comunicazione e verso un terapeuta che parla italiano.”

Chi si avvicina a Transiti.net ne riconosce la specificità. Viene dato valore ai terapeuti e alla professionalità degli stessi, competenti nelle tematiche Expat, e in questo caso la Fiducia si instaura nonostante la distanza fisica, nella D-stanza che offre vicinanza in lingua madre.

Abbiamo visto che cosa si intende per espatriato o Expat ovvero, in genere, un professionista che viene trasferito all’estero dalla propria azienda per un certo periodo di tempo, e si tratta per lo più di trasferimenti che possono variare da uno a cinque anni, per poi cambiare ancora destinazione. I luoghi di approdo di questi professionisti in viaggio sono spesso i Paesi cosiddetti in via di sviluppo, perché si pensa che la comunicazione tra sedi possa essere migliore se la base all’estero viene affidata a persone competenti che parlino italiano ma che sappiano adattarsi alla cultura che li accoglie. Formare il personale locale e prepararlo ad assumere ruoli di sempre maggior responsabilità è spesso uno dei compiti che viene affidato all’Expat, un termine che viene usato anche per l’espatrio dovuto a motivi di studio ma comunque presuppone, a differenza del termine emigrare, una scelta professionale. Con problematiche specifiche e particolari.

La mobilità internazionale del personale ha creato vantaggi e svantaggi nelle persone che si muovono nel mondo transitando a volte di paese in paese. Professionalmente, si cresce. Tamara O. mi scrive da Berlino, ma in dieci anni di espatrio ha abitato in Spagna e anche in Inghilterra: “Se non avessi colto al volo questa occasione, vivrei ancora in provincia di Agrigento. Sono sempre stata una persona sicura di sé, e ho potuto riconoscere le opportunità che mi sono state offerte e che altre persone non avrebbero nemmeno visto. All’inizio ho fatto la mia gavetta, poi sono partita in quarta. I contro della situazione? Un certo stress, ma amo mettermi alla prova”.

Tamara, che lavora nel ‘dietro le quinte’ della moda, continua: “La mia vita è piena di sorprese. Espatriare è aprire orizzonti nella mente, adattarsi al nuovo: nuovi scenari e nuove persone, anche nuovi amori, nuovi gusti, in una sfida diciamo con se stessi. È concedersi la vita come avventura quotidiana. Una cosa bellissima che nei momenti di stanchezza o di difficoltà come questo periodo di pandemia può rivelarsi anche un po’ stressante, nonostante l’abitudine al cambiamento.

La Fiducia in noi stessi non finisce di prendere terreno dall’infanzia all’età adulta. Può capitare anche da grandi, l’occasione per acquisirla, a partire dalla prima fase di sviluppo psicosociale, e strutturarla. Roberto B. vive e lavora in Svizzera. Si è trasferito tre anni fa con sua moglie Paola: entrambi hanno deciso di rimettersi in gioco studiando e investendo energie professionali in una location splendida, tra i monti davanti al lago. Roberto ha messo carne al fuoco per la propria attività sanitaria, ha intrapreso un percorso che lo ha portato a esercitare la professione di massaggiatore specializzato in diverse tecniche per operare in ambito fisioterapico e medico, e di insegnante di Qi Gong.

La Fiducia, racconta, non è solo quella che ha conosciuto da bambino, perché la sua fortuna, mi scrive, è quella di aver conosciuto il maestro Prem Rawat, il noto ambasciatore di pace, quando era molto giovane. Grazie a questo incontro umano e animico, Roberto ha acquisito il proprio coraggio, l’energia mentale e fisica per compiere le scelte che ha fatto a partire dalla gioventù fino a oggi. L’incontro con i maestri e con le figure che incarnano l’archetipo del Saggio, può aiutarci a segnare il nostro percorso di costruzione della fiducia, ci offre tracce da seguire, ci apre alla vita.

La prima cosa che Emma F. mi racconta a proposito di Fiducia è la storia di quel giorno in cui ha perso la borsa in un grande centro commerciale di Amman che si chiama Mecca Mall.

Appoggiata la borsa sul carrello, questa scrittrice di origini sarde espatriata insieme al marito Piero, se ne dimentica, lasciando soldi e documenti, compreso il passaporto che le sarebbe servito da lì a due giorni per tornare in Italia, in balia di chiunque. Se ne rende conto solo dopo qualche ora, ma non rammenta dove possa aver lasciato la borsa.  Naturalmente, come faremmo tutti, dispera di ritrovarla ma ecco che la coppia riceve una chiamata sul cellulare del marito. Un perfetto sconosciuto ha recuperato l’oggetto con tutto il contenuto e ha composto il primo numero trovato sul telefonino di Emma. “Si trattava di un uomo giovane, non in ottime condizioni economiche, lo dico perché il suo abbigliamento, seppur dignitoso, era liso e poco curato. Aveva quattro bambini con lui. Questo benefattore mi ha riconsegnato la borsa e la vita. Un gesto bellissimo. Io ero davvero in imbarazzo. Avrei voluto offrirgli una ricompensa per il suo gesto ma lui non ha voluto. Mi ha salutata augurandomi buona fortuna nel nome di Allah.” Un gesto, questo, che Emma non ha mai dimenticato.

Espatrio è un atto di Fiducia” continua, “perché tu ti devi fidare degli altri.” Emma si è fidata, sia in Medio Oriente, sia Danimarca.

“Ti devi fidare” suggerisce. “Io sono stata in ospedale in Africa e in Danimarca. Sono stata ricoverata ed è un atto di Fiducia. Ho fatto tre delle mie fecondazioni assistite in Danimarca, e mi sono fidata. Ho avuto questa fiducia per una cultura diversa dalla mia.” Cultura diversa, diverso sistema sanitario e modo in cui i medici si relazionano ai pazienti. Emma spiega che noi, con il nostro modo di arrivare dal dottore del caso con la diagnosi costruita su Google risultiamo non solo fastidiosi, come di fronte alla maggior parte dei medici nostrani, ma diamo un’immagine completamente inconcepibile per un professionista danese. Nella sua esperienza, i medici danesi non sono comunicativi con i pazienti. “In Danimarca il dottore non dice mai nulla. Meno il paziente sa, più sarà rispondente più avrà Fiducia. Mi sono affidata a medici che mi hanno curata e l’ho fatto  senza comprendere la lingua perché quando i paramedici parlano tra loro lo fanno in danese mentre a te si rivolgono in inglese. E ti devi fidare.”

Emma esplora con me i diversi modi di intendere il concetto. “Una Fiducia che imparo” esemplifica “è quella in me stessa. Io me la saprò cavare, saprò interagire. Le prove che ci saranno oltre la propria confort zone sono necessarie. Ora la scrittrice dovrà  “reinventare il cambiamento” perché è giunto il tempo di un nuovo espatrio e, da Copenhagen multietnica, si sposterà nel paese di Vordingborg, in uno scenario più naturale con vista sul Baltico.

L’espatrio è un percorso che continua, con Fiducia.

 

[VBM/caporedattore]